Sostenibilità e ambiente · 04 novembre 2026

Navi da crociera, il peso ambientale sulle città portuali: costi stimati in 503 milioni di euro

Navi da crociera, il peso ambientale sulle città portuali: costi stimati in 503 milioni di euro Nel 2025 oltre 2.500 scali e 30.000 ore di permanenza in otto porti italiani. Cittadini per l’Aria…

Navi da crociera, il peso ambientale sulle città portuali: costi stimati in 503 milioni di euro

Navi da crociera, il peso ambientale sulle città portuali: costi stimati in 503 milioni di euro

Nel 2025 oltre 2.500 scali e 30.000 ore di permanenza in otto porti italiani. Cittadini per l’Aria propone una tassa di almeno 20 euro a passeggero per finanziare la tutela ambientale e riequilibrare il trattamento fiscale tra crociere e strutture alberghiere.

Il turismo crocieristico continua a crescere, ma chi sostiene realmente i costi ambientali di questa espansione? A sollevare la questione è Cittadini per l’Aria, insieme alla rete Facciamo Respirare il Mediterraneo, che il 4 novembre 2026 ha presentato un'analisi sull'impatto delle grandi navi nei porti italiani, denunciando un sistema fiscale particolarmente favorevole alle compagnie di navigazione rispetto al turismo alberghiero tradizionale.

I numeri sono considerevoli. Nel 2025, in appena otto porti italiani – Civitavecchia, Napoli, Genova, Palermo, Livorno, Trieste, Ancona e Portoferraio – le navi da crociera hanno effettuato oltre 2.500 scali, accumulando complessivamente più di 30.000 ore di permanenza in banchina. Ore durante le quali le imbarcazioni continuano ad avere bisogno di energia per alimentare impianti, cucine, climatizzazione e servizi destinati a migliaia di passeggeri.

Secondo le elaborazioni basate sul rapporto Floating Hotels di Transport & Environment (T&E), nel 2025 le emissioni del comparto crocieristico avrebbero prodotto in Italia costi ambientali e sanitari per 503 milioni di euro. Di questi, 114 milioni sarebbero attribuibili agli inquinanti atmosferici, tra cui ossidi di azoto, ossidi di zolfo e particolato, mentre 389 milioni rappresenterebbero il costo climatico delle emissioni di gas serra.

Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, ETS, consentirebbe di compensare circa 106 milioni di euro. Resterebbero quindi 397 milioni di euro di costi esterni non coperti, destinati a ricadere indirettamente sulla collettività.

Crociere e hotel: due trattamenti fiscali differenti

Uno degli aspetti più controversi riguarda proprio la disparità tra l'ospitalità sulla terraferma e quella offerta dalle grandi navi.

Considerando un pernottamento del valore di 100 euro, il carico fiscale indicato da Cittadini per l'Aria sarebbe del 25% per una struttura alberghiera e del 15% per una crociera, con un'incidenza che potrebbe scendere sotto il 3% nel segmento del lusso.

Le percentuali non corrispondono ad aliquote fiscali direttamente confrontabili: hotel e compagnie crocieristiche sono soggetti a regimi differenti, per tipologia di attività, territorialità e modalità di imposizione.

Resta però una questione di fondo. Le crociere internazionali beneficiano di specifiche agevolazioni legate al trasporto marittimo, comprese esenzioni fiscali sui carburanti e particolari regimi IVA. Le strutture alberghiere, invece, operano secondo la fiscalità ordinaria prevista per i servizi di ospitalità, sostenendo anche i costi delle normative locali, delle infrastrutture e della gestione degli immobili.

Per le associazioni ambientaliste questa differenza è difficilmente giustificabile, soprattutto considerando che le grandi navi da crociera non svolgono soltanto una funzione di trasporto, ma offrono un sistema completo di ospitalità, ristorazione e intrattenimento.

Una concorrenza che solleva interrogativi anche per il settore Ho.Re.Ca., chiamato a confrontarsi con operatori internazionali che possono beneficiare di condizioni fiscali e organizzative molto diverse.

Venti euro a passeggero: 141 milioni per otto porti

La proposta avanzata dalle associazioni è l'introduzione di un'imposta nazionale di almeno 20 euro per passeggero e per ogni scalo effettuato in un porto italiano.

Applicando questa cifra al traffico del 2025 negli otto porti considerati, il gettito potenziale sarebbe di circa 141 milioni di euro.

Non si tratterebbe di un'imposta una tantum sulla vacanza, ma di un prelievo legato ai singoli scali: un passeggero potrebbe quindi contribuire più volte durante il medesimo itinerario.

L'obiettivo sarebbe destinare le risorse alla protezione degli ecosistemi marini, al miglioramento della qualità dell'aria e a interventi infrastrutturali per ridurre l'impatto del traffico crocieristico sui centri abitati.

Per compensare integralmente i costi ambientali e sanitari quantificati nell'analisi, sarebbe necessario arrivare almeno a 25 euro per passeggero.

«La tassa va decisa a livello nazionale per aiutare le città a compensare l’impatto di questo turismo insostenibile e può servire, ad esempio, ad allontanare gli attracchi dai centri abitati», dichiara Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l'Aria.

Il problema non riguarda soltanto l'aria

Accanto alle emissioni atmosferiche esiste un'altra criticità, meno visibile ma altrettanto rilevante: l'inquinamento delle acque portuali.

Molte navi utilizzano sistemi di depurazione dei gas di scarico, chiamati scrubber, che consentono di ridurre alcune sostanze presenti nei fumi. Gli impianti a circuito aperto, tuttavia, utilizzano acqua marina che viene successivamente reimmessa nell'ambiente e può contenere contaminanti, tra cui metalli pesanti e idrocarburi.

Per questo le associazioni chiedono il divieto di utilizzo degli scrubber con scarico in mare nelle acque territoriali e nelle aree ecologicamente sensibili del Mediterraneo.

Un'altra soluzione indicata è l'elettrificazione delle banchine, attraverso il cosiddetto cold ironing: collegando la nave alla rete elettrica terrestre, sarebbe possibile spegnere i generatori ausiliari durante la permanenza in porto, riducendo le emissioni locali. L'effettivo beneficio climatico dipenderebbe naturalmente anche dalla provenienza dell'energia utilizzata.

Le associazioni chiedono che il collegamento diventi obbligatorio ovunque siano già disponibili infrastrutture operative e compatibili.

Il Mediterraneo cerca nuove regole

La questione non riguarda soltanto l'Italia. Diverse destinazioni europee stanno introducendo restrizioni per governare il traffico delle grandi navi e contenere la pressione turistica.

Dubrovnik ha adottato misure per limitare gli arrivi, mentre Barcellona ha avviato una riorganizzazione degli approdi crocieristici. Venezia ha già imposto importanti limitazioni al transito delle grandi navi nel bacino storico.

Sono interventi che rispondono a problemi diversi, dall'inquinamento atmosferico alla congestione urbana, fino alla tutela del paesaggio e alla convivenza tra residenti e visitatori.

Il fenomeno è destinato a mantenere dimensioni importanti. Secondo Risposte Turismo, l'Italia avrebbe movimentato circa 15 milioni di passeggeri crocieristici nel 2025 e potrebbe raggiungere i 16 milioni nel 2027.

Numeri che rappresentano un'opportunità economica per porti, operatori turistici e attività commerciali, ma che impongono anche una riflessione sulla distribuzione dei benefici. Una parte considerevole dei consumi dei crocieristi, infatti, avviene direttamente a bordo, dove sono disponibili ristoranti, bar, negozi e servizi ricreativi. La ricaduta economica sul territorio dipende quindi dalla durata degli scali, dalle escursioni e dalle effettive abitudini di spesa dei passeggeri.

Una questione di sostenibilità, ma anche di equità

Il dibattito aperto da Cittadini per l'Aria va oltre la pur necessaria riduzione delle emissioni.

Se una struttura alberghiera deve sostenere costi fiscali, energetici, ambientali e gestionali sul territorio, è ragionevole chiedersi perché un'attività ricettiva galleggiante debba beneficiare di condizioni così differenti.

Questo non significa ignorare il contributo economico delle crociere, che generano lavoro, movimento turistico e opportunità per molte città portuali. Significa piuttosto stabilire regole capaci di valorizzare questi benefici senza trasferire alla collettività una parte eccessiva dei costi.

L'introduzione di una tassa ambientale potrebbe rappresentare uno strumento, purché accompagnata da criteri trasparenti, una valutazione degli effetti economici e una destinazione verificabile delle risorse raccolte.

Resta soprattutto una domanda alla quale il settore turistico e le istituzioni dovranno rispondere: può essere considerato sostenibile un modello di vacanza nel quale il prezzo pagato dal turista non riflette adeguatamente i costi ambientali generati dalla sua presenza?

Perché il principio secondo cui chi inquina paga dovrebbe valere indipendentemente dal fatto che si trascorra la notte in una camera d'albergo oppure in una cabina affacciata sul mare.

Fonte: Cittadini per l’Aria e rete Facciamo Respirare il Mediterraneo, comunicato del 4 novembre 2026, con dati di Transport & Environment e Risposte Turismo.

La Màdia

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