Vino e spirits · 22 ottobre 2026 · Italia
Poggio Antico lancia il suo primo Chardonnay: una sfida agronomica ad alta quota
Solo 560 bottiglie dalla parcella inedita a 612 metri: nuova espressione del vitigno internazionale per la ristorazione di alta gamma
Il primo Chardonnay di Poggio Antico nasce a 612 metri: solo 560 bottiglie da un vigneto sperimentale, destinato a evolvere nel tempo.

Un nuovo capitolo per Poggio Antico: la nascita dello Chardonnay d'altura
Il panorama vitivinicolo italiano accoglie una nuova proposta di rilievo: Poggio Antico, storica realtà toscana, presenta il suo primo Chardonnay, vendemmiato nell'autunno 2025 e ora pronto a entrare nelle carte dei ristoranti più attenti alle novità di qualità. Il vino è frutto di un esperimento in purezza, nato da una rara combinazione di studio agronomico e desiderio di esplorazione, realizzato in una parcella mai coltivata prima a vite, posta a 612 metri di altitudine, all’interno dell’unità cartografica del Passo del Lume Spento. Un debutto che offre spunti di grande interesse per il settore della ristorazione d’eccellenza, sempre più alla ricerca di unicità territoriali e storie di territorio autentiche.
Identità del progetto: curiosità, suolo ed esposizione
L’idea dello Chardonnay di Poggio Antico nasce senza punti di riferimento storici, ma come risposta a una domanda: quale espressione può assumere questo vitigno internazionale quando viene coltivato in una zona fino ad allora vergine di esperienza viticola? La scelta è stata guidata da uno studio accurato dei suoli – in prevalenza franco-sabbiosi e poco profondi, elemento inusuale per la zona – e da una precisa esposizione Ovest-Sud Ovest, ideale per massimizzare l’insolazione e la sanità delle uve, soprattutto in un contesto di altitudine come questo.
Vigneto e vinificazione: equilibrio e sostenibilità
Il vigneto, esteso su 2.800 metri quadrati, è stato impostato con sistema di allevamento Guyot e gestito secondo un approccio biologico, orientato al rispetto dell’equilibrio tra pianta, suolo e microclima. La differenza data dall’altitudine è tangibile: la maturazione delle uve risulta posticipata di 15-18 giorni rispetto a impianti posti più in basso nella tenuta, permettendo un accumulo lento e graduale delle sostanze aromatiche e acide, per un profilo organolettico di maggiore complessità e eleganza. La vendemmia manuale del 5 settembre 2025 ha garantito uve sane e perfettamente mature, nonostante una primavera piovosa e un’estate calda e asciutta.
Dalla cantina alle tavole: uno Chardonnay da collezione
Il processo in cantina ha seguito lo spirito di ricerca che ha guidato l’intero progetto: pressatura dei grappoli interi in torchio verticale, fermentazione e affinamento in barrique francesi nuove per circa dieci mesi sulle fecce fini, senza bâtonnage. L’imbottigliamento è avvenuto nel luglio 2026 per una produzione limitata a sole 560 bottiglie, rendendo questa prima annata un oggetto di desiderio per la sommellerie e la ristorazione di alto livello.
Opportunità e implicazioni per la ristorazione italiana
Per gli operatori della ristorazione, l’arrivo dello Chardonnay di Poggio Antico rappresenta un’opportunità interessante da più prospettive. In primo luogo, risponde al crescente interesse dei clienti per i vini di progetto, nati da uno spirito di sperimentazione consapevole e legati strettamente alla specificità del territorio. In secondo luogo, la limitatissima disponibilità delle bottiglie esalta il valore esclusivo delle carte dei vini che potranno proporlo. Non meno rilevante, la storia che accompagna questa etichetta diventa strumento per la narrazione in sala, fondamentale per diffondere una cultura enologica di qualità e raffinatezza.
Uno sguardo al futuro: un percorso in evoluzione
Se oggi il nuovo Chardonnay costituisce una tappa iniziale, gli anni a venire diranno molto sulle reali potenzialità di questa parcella e sulla capacità d’integrare il vitigno internazionale nel mosaico produttivo della tenuta. La vendemmia 2025 resta così un punto di partenza per ulteriori riflessioni e scoperte, in linea con la filosofia di Poggio Antico: osservare la vigna, apprendere dalla natura e lasciarsi sorprendere. Una lezione preziosa per l’intero comparto della ristorazione e dell’hospitality, sempre chiamati a valorizzare la componente più identitaria e sperimentale della produzione italiana.
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Redazione La Màdia · con il supporto dell'AI
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